RHAPSODY

Rey e Julian, dopo le rocambolesche avventure del loro primo capitolo che li ha portati a conoscere l’amore e se stessi, tornano a parlarci di loro e della loro storia tormentata. Un ricco Conte diciassettenne e il venticinquenne che l’ha salvato più volte per amore – e che ora è il suo segretario – sono di nuovo incastrati nella tela del ragno e per capire molte cose devono agire e lasciarsi carpire da questo.
Così tra colpi di scena, colpi di potere, avventure incredibili e amori bollenti e intramontabili, le vicende dei due si dipanano lungo un sentiero che pare quasi musica: un’unica melodia che tiene le corde del lettore e le conduce lungo un sentiero di crescita e responsabilizzazione che cattura totalmente l’attenzione.
Quanto si è disposti a rischiare per la conoscenza e la salvezza?
Quanto e cosa si può perdonare per amore?
In questo nuovo capitolo della serie di Opportunity c’è molto di più di una storia d’amore; c’è anche una storia che chiede il perdono, che riapre i giochi, che mette in gioco nuove opportunità e antiche consapevolezze, ma che sempre fa perno sugli umani sentimenti che restano struttura portante di tutto questo lungo e armonioso, quanto difficile, cammino.


Leggi un breve estratto
Il duca Grayson continuò a fissare quel giovane dagli occhi blu e dai capelli neri mentre gli passava accanto, fino a sentirne quasi il profumo della pelle.
Seguì i suoi movimenti aggraziati, ma al tempo stesso misurati con curiosa morbosità. Vedeva un ragazzo che univa l’eleganza ad una sensualità crescente che stava sbocciando davanti a tutti. Non riusciva ad accostare l’aggettivo “bello” a quel corpo così palesemente acerbo perché quel giovane era capace di attirare su di sé un’infinità di sguardi a volte invidiosi di quella bellezza in grado di unire gli aspetti migliori dell’uomo e della donna.
Per Grayson, Julian Noah Edrington era l’essere perfetto, ed era ansioso di vedere se la sua crescita avrebbe protratto il raro dono della pura bellezza e della delicatezza che erano così ben delineate, non solo nell’aspetto, ma anche nel suo profondo animo interiore.
Li seguì, muovendosi con flemma, fino ad entrare dietro di loro nell’orangerie. Li osservò, seduti su una panchina sotto una pianta di bergamotto.
Erano soli, poteva farsi avanti.
Si presentò al loro cospetto, dopo un attimo di esitazione.
“Conte Edrington. Sono lieto di conoscerla” - disse, con voce suadente, fissando il ragazzo dietro un paio di lenti piccole e rotonde.
Julian si alzò, stringendo con titubanza la mano dell’uomo.
“Sono il duca Grayson. Ho avuto l’onore di conoscere suo padre ed anche lei, ma forse non può ricordarsene. Era molto piccolo” - aggiunse.
Egli cercò di rammentare quel viso, solcato da molte piccole rughe che denotavano l’età avanzata, la folta barba castana come i suoi capelli e un modo affabile e cordiale.
“Mi spiace, ma non mi ricordo di lei.”
“Non se ne dia cruccio. Sono felice che sia sano e salvo dopo la vicenda del suo rapimento.”
“Lei e mio padre vi frequentavate?”
“Non come avrei voluto; purtroppo la sua tragica scomparsa ha lasciato incompiuto il mio desiderio di poterlo conoscere meglio. Ma ora quel vuoto può essere colmato dalla sua conoscenza” - rispose l’uomo accostandosi oltre il necessario.
Rey si rialzò e fece per frapporsi, ma Julian lo fermò, tendendo il braccio verso di lui.
“Sono lieto che lei desideri fare la mia conoscenza. Tuttavia il suo desiderio di sostituire la conoscenza di mio padre, rivolgendo la sua attenzione su di me, credo sia poco opportuno. É chiaro che non potrà ricevere la soddisfazione che lei desidererebbe.”
Rey rimase immobile nel sentire dalla bocca del ragazzo quella fredda dichiarazione. Il barone poteva a quel punto solo eclissarsi, con la stessa discrezione con cui era comparso.
Julian non poteva vedere ciò che nascondeva quell’individuo dall’aspetto così compassato e bonario. Quel buon vecchio aveva gustato con immenso piacere ogni singola parola che il conte aveva pronunciato verso la sua persona, traendo da quel distaccato giudizio la conferma di volere per sé quel ragazzo, che univa quella inspiegabile ambivalenza: dentro, inflessibile e sicuro delle sue capacità, fino a sconfinare nella superbia, mentre all’esterno mostrava una disarmante avvenenza.


Edizioni Youcanprint.it
Formato 15×23
Pagine: 248

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