KLEIN BLUE

Jayce Axel Collins è un ragazzo di diciotto anni che in seguito a una forte opposizione verso il ricco padre, decide di partire per raggiungere Northumberland, terra di pace e natura che il padre ha deciso di smantellare – acquistando un vecchio albergo diroccato, da sempre nel cuore degli abitanti di quel luogo - per controllare con i suoi occhi cosa andrebbe a distruggere e opporvisi, spinto comunque da un istinto di fuga da quel mondo ovattato che non gli appartiene e che lo porta a diventare turista nella terra bellissima che si ritrova a vivere e che lo riempie di pace sin dal primo giorno.
Tra questi conoscerà Keith, il solo in grado di riuscire ad accettare e domare il carattere ribelle del ragazzino, facendo così capitolare il suo cuore sino a farlo innamorare di lui.
La storia d’amore però non sarà la sola protagonista di quest’incredibile romanzo senza respiro, carico di buoni sentimenti ma anche di orrori, dove l’amore, l’adrenalina, l’avventura e la vita s’intrecceranno, creando una rete dalla quale il lettore difficilmente riuscirà a liberarsi prima dell’incredibile, innovativo e grandioso finale.



Leggi un breve estratto
Il ragazzo si affacciò alla finestra della stanza scostando appena la tenda bianca che lo riparava dal sole. I suoi occhi si posarono sulla piazzetta antistante all’albergo dove aveva preso alloggio: un altro piccolo ma suggestivo angolo di quella località, che fino a poche settimane prima neppure immaginava che esistesse.
Aveva fatto non poca fatica a trovarla sulla cartina geografica e, volendo mettersi in viaggio da solo, aveva accuratamente evitato di chiedere il benché minimo aiuto a chiunque. Quell’esperienza doveva essere solo ed esclusivamente sua, pensò, voltandosi verso la camera vuota.
Si avvicinò al letto e sollevò il borsone blu che vi aveva gettato sopra solo pochi minuti prima, posandolo poi con cura accanto all’armadio.
La stanza, arredata in modo sobrio, risentiva della conduzione familiare e mostrava un’attenzione particolare per i dettagli che difficilmente avrebbe incontrato in qualche altro albergo appartenente a quelle grosse catene che ben conosceva e che rendevano tutto impersonale e standardizzato. L’aveva scelto anche per questo. Lì non avrebbe corso il rischio di trovarsi faccia a faccia con qualcuno di sua conoscenza, e di doversi inventare qualche ridicola scusa per giustificare la sua presenza in quei luoghi.
S’infilò sulla spalla lo zainetto e uscì, incamminandosi lungo lo stretto corridoio.
A ogni passo sentiva il pavimento di legno scricchiolare, accompagnando così ogni suo movimento. Gli sembrava di essere tornato indietro di un secolo, mentre si soffermava sulle vecchie stampe appese alle pareti e ingiallite dal tempo, intervallate da lampade che irradiavano una luce fioca, dando a quello stretto budello un’atmosfera da film d’essai.
Scese la scala di legno fino a ritrovarsi nella piccola reception.
“Ci lascia di già, signor Wood?” chiese la donna al banco.
Il ragazzo le sorrise, annuendo.
“Sì. Voglio visitare questo posto. É davvero molto, molto particolare.”
“Vedrà Northumberland non la deluderà.”
“Lo penso anch’io” confermò salutandola.
Oltrepassò l’uscio dell’ingresso seguito dal suono della campanella appesa alla porta.
La donna, una robusta signora di mezza età dai capelli castani raccolti in una lunga treccia, si affacciò alla vetrata che dava sulla strada per osservare il suo ospite che adesso se ne stava immobile sul marciapiede antistante.
“Che strano ragazzo, non trovi?” sentì alle sue spalle.
“Ogni persona che varca quella porta per te è strana - osservò lei, voltandosi verso il marito che si era appoggiato al banco - ma ammetto che stavolta non hai tutti i torti” sentenziò infine per poi smettere di osservare lo straniero. Tornò a occuparsi dei conti, osservando la lunga pila di fatture che aveva accanto al registro. “Tuttavia è una persona interessante - aggiunse - come il suo nome, Jayce… Jayce Wood…”




Edizioni Aletheia
Formato 14×20
Pagine: 225


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