BUON NATALE HIBIKI

Per Hibiki Cole quello è che sta per vivere è il suo primo Natale sereno. Dopo essersi lasciato alle spalle una vita difficile e aver trovato lavoro allo studio legale di Chris Page, ora desidera con tutto se stesso che questi giorni di festa siano per lui e per le persone a cui vuole bene uno spartiacque tra passato e futuro. Ma i ricordi si alterneranno a nuovi e insoliti incontri, che faranno riemergere il suo modo di essere e di affrontare la vita.

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Era l’albero di Natale più grande che avesse mai addobbato, alto oltre due metri; i rami verde intenso occupavano una buona parte della sala d’attesa. Hibiki ancora pensava alle imprecazioni dei due operai che a fatica avevano trascinato l’abete fuori dall’ascensore e
rimesso in piedi, per accorgersi poi che lo spazio destinato non era sufficientemente ampio.
Insieme a Janice aveva spostato altre poltrone per fare spazio e ora il monumentale abete si ergeva proprio accanto alla scritta Page & Hewitt, scolpita nel legno chiaro che rivestiva la parete.
«A quanto pare ce l’abbiamo fatta! – riconobbe Hibiki fissando l’opera compiuta – quando Chris mi ha detto che aveva scelto l’albero di Natale per l’ufficio non immaginavo che sarebbe arrivato questo mostro!»
«Sai quanto al nostro capo piaccia stupire…», gli ricordò la giovane segretaria posando accanto una grande scatola di cartone.
«Già», sospirò profondamente lui inginocchiandosi e aprendo il pacco.
Con la coda dell’occhio vide Janice indossare un cappotto amaranto tanto vistoso eppure perfettamente in linea con il resto del suo abbigliamento – che neppure il compagno osava criticare – non sempre appropriato in uno studio legale.
«Sei sicuro di voler fare da solo? Potrei fermarmi ancora un po’ se…», fece Janice.
«Fila via! Tua madre arriverà alla stazione tra mezz’ora e hai promesso di andare ad accoglierla», ribatté il ragazzo togliendo le decorazioni e iniziando ad appenderle ai folti rami dell’abete, dopo aver dato uno sguardo all’orologio appeso alla parete sincerandosi
dell’orario. Janice si abbottonò il pesante indumento e chinandosi su Hibiki lo baciò sulla guancia.
«Cosa farei se non ci fosse il mio fattorino preferito?»
«Tormenteresti qualcun altro!», rispose prontamente il ragazzo.
Hibiki udì i passi di Janice allontanarsi velocemente verso l’ascensore e quando le porte della cabina si richiusero dietro alla ragazza ebbe la certezza di essere rimasto solo.


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Pagine: 106
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